La Corsa all’anello consiste in una prova di abilità equestre, dove il cavaliere lanciato al galoppo deve cercare di infilare con uno spadino di legno, uno dei tre "anelli" sospesi lungo il percorso. Gli anelli sono posti in sequenza, a circa quaranta metri l'uno dall'altro; ma il cavaliere, per quanto abile, non potrà mai fare tre centri in una sola salita, perché la conquista di un anello implica che lo spadino vi rimanga conficcato, essendo l'anello saldamente assicurato alla fune. 

L'"anello" trafitto - in realtà un cuore di metallo con un foro al centro - non rappresenta solo un centro valido per la graduatoria finale. E’ l'esaltazione, di fronte alla comunità riunita sulla pista per l'occasione, della propria abilità, della propria capacità di dominare l'evento e di farlo proprio. E l'urlo liberatorio della folla è certo un modo per scaricare la tensione accumulata in tante salite a vuoto. Ma è soprattutto esplosione di gioia, abbraccio collettivo per il valoroso che ha saputo vincere la sfida. 

La corsa all'anello è quindi diversa dalla Sartiglia: correre alla stella presuppone certo grande abilità e destrezza, ma ha il "vantaggio" che, se la stella viene centrata, essa viene via con la spada, e solo raramente, costretta verso l'elsa dalla stessa spinta derivante dalla corsa del cavallo, viene perduta. 

Con l'Anello di Osilo cambia la prospettiva: il cavaliere, oltre a possedere tutte quelle abilità, deve avere una particolarissima sensibilità nella mano che impugna la spada, per capire in un brevissimo attimo se essa si è infilata nel cuore, e per mollare, in quel caso e solo in quello, la presa. Perché non mollare al momento giusto può significare sfilare la spada dal cuore già centrato e perdere il punto; ma, allo stesso tempo, rischiare di mollare la spada senza aver fatto centro, significa pregiudicarsi la possibilità di ripetere il tentativo sugli anelli successivi.